Dov’è finita l’estate di San Martino?

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Pubblicato il 11/11/2010



11 novembre: San Martino di Tours.


Non è un giorno a caso per il paese di Negrar, è il giorno dedicato al santo patrono. San Martino, originario della Pannonia, l’attuale Ungheria, è famoso per il taglio del mantello: quando ancora era militare, dona metà del suo mantello ad un mendicante seminudo che incontra lungo la sua strada. Questo è l’episodio cruciale della sua storia.


Ma la tradizione ci racconta anche altre storie legate al giorno del suo ricordo.
Far San Martìn è un’espressione popolare radicata soprattutto nel nord Italia. Da dove viene?
Questo modo di dire corrispondeva in passato, fino a qualche decennio fa, al momento in cui ai mezzadri o ai braccianti scadeva il contratto di lavoro. Quest’ultimo, generalmente, terminava a fine stagione lavorativa, quindi di solito ai primi di novembre. Se tale contratto non veniva rinnovato, i contadini dovevano abbandonare la casa del padrone e trovarsi un altro luogo presso cui lavorare e vivere.


Ora l’espressione fare San Martino viene usata poco, ma fino ad almeno metà del secolo scorso aveva un vero e proprio riscontro pratico. Le famiglie dovevano traslocare, prendere tutto ciò che avevano (al tempo non era molto, ma immaginate…), prole compresa, e ricominciare da zero.
La data scelta per fare il trasloco era generalmente l’11 novembre, giorno in cui si ricorda il Santo dei poveri.


11 novembre: San Martino di Tours.


Un timidissimo sole autunnale si intravede dietro la nebbia… speriamo che l’estate di San Martino non tardi troppo ad arrivare!






Note sull'autore


  1. laradamoli
    11/11/2010 at 13:13

    Giusto per specificare… appena pubblicato il post è arrivata l’estate di San Martino!
    Un caldo sole in questo umido autunno di Valpolicella!

  2. laradamoli
    11/11/2010 at 17:09

    Post citato da @UcciB in “The Lucia Barzanò Daily” come TopStory del giorno!

  3. laradamoli
    11/11/2010 at 19:24

    Post citato da @winetrends in “The winenthusiast Daily” come top story del giorno!

  4. Alessandro Bonesini
    12/11/2010 at 23:29

    Cara Lara,
    la presenza dell’Estate di San Martino (che i miei vecchi chiamavano “L’istadèla de San Martin”), deve essere internazionale. Mi trovo a Nazareth in Israele, e leggo il vostro bellissimo sito. In questi giorni in Israele ci sono 27 gradi, e non sta piovendo, come invece di solito accade in novembre. Che sia San Martino? Che sia il vino? Qui si coltiva molto la vite, e per le vie di Cana tutti vi vogliono vendere “Il vino delle nozze di Cana”! Ovviamente non ha confronti col vino della Valpolicella… che tra l’altro sarà ben stato anche sulla mensa di Paolo Caliari, detto Il Veronese, il nostro massimo pittore di tutti i tempi. E mi piace ricordare, proprio qui e oggi, che è lui che ha insegnato a tutti in Italia e nel mondo ad immaginare lo sposalizio di Cana di Galilea, dove Gesù trasformò l’acqua in vino, per togliere da un grosso guaio (e da una irrimediabile figura) il padrone di casa. Il Gesù del Veronese era a tavola davanti ad uno sfondo tanto veneto e immancabilmente romano! Ma chissà che sulla mensa del Veronese non scorresse un buon Valpolicella, e che lo avesse aiutato nel dare la insuperata vivezza che tutti conosciamo ai suoi rossi e ai suoi azzurri!
    Il mondo è un insieme di legami, e il vino un buon ambasciatore!
    Alessandro Bonesini

  5. 13/11/2010 at 23:21

    “L’Estate di San Martino dura tre giorni e un pochinino”, dicono i vecchi.
    E infatti anche qui a Roma il sole si è riaffacciato dopo qualche giorno di pioggia continua… tanto che stamattina, mentre eravamo in strada, mia mamma si è lasciata sfuggire la frase “Si sente che sta arrivando la primavera!” 🙂
    Anche qui a Roma esiste l’Estate di San Martino… viene anche detta “L’Estate dei Morti”, perché cade nel mese di Novembre. E una curiosità: l’11 novembre, San Martino, si dice sia anche la “festa dei cornuti” !!! Una specie di San Valentino al contrario 🙂 Non so da dove venga questa tradizione.
    In tutto il centro e sud Italia, poi, l’Estate di San Martino è anche la festa del vino novello: si aprono le nuove botti, e per l’occasione si macella il maiale (così zamponi, prosciutti e salami saranno pronti per le Feste di Natale…) e si mangiano le caldarroste, magari con il miele. In qualche paese c’è anche la tradizione della processione e della sacra rappresentazione della vita del Santo. Ci sono tanti detti che ricordano San Martino e il suo rapporto con il vino: a San Martino, si dice “si spilla la botte e si assaggia il vino”, o “ogni mosto diventa vino”, oppure “ogni botte è vino”.
    In Sicilia dicono: s’ammazza lu porcu e si sazza lu vinu” (si uccide il maiale e si assaggia il vino). Tanto che San Martino è considerato anche il santo… degli ubriaconi!!! 🙂
    In Sicilia esistono poi tradizioni molto particolari. Per esempio, una tradizione di origine balcanica, a Palazzo Adriano (PA), vuole che i parenti di una coppia di sposi novelli del paese preparino loro la casa con tutto il cibo che servirà per un anno, e in particolare i genitori dello sposo dovranno regalare “u quadraruni”, la pentola di rame, e quelli della sposa “a brascera”, il braciere di rame per scaldarsi d’inverno. Anche gli amministratori del comune, accompagnati dalla banda, regalano qualcosa agli sposi. Intanto i bambini del paese portano ceste piene dei “pani di San Martino”.
    Altra curiosa tradizione siciliana è il “San Martino dei Poveri”, la domenica successiva all’11 novembre, quando si distribuisce a Palermo il “Sammartinello”. Se non ricordo male, ve ne sono di due tipi: uno, detto “rasco”, è morbido e si riempe di crema o ricotta dolce, o si conserva senza ripieno, ed è decorato con glassa, fiorellini di pasta reale e cioccolata, a formare riccioli e ghirigori di gusto “barocco”… un altro si chiama invece “tricotto”, ed è friabile e croccante, e si mangia “abbagnatu nn’u muscatu”, cioè inzuppato nel famossissimo Moscato di Pantelleria. Un altro legame di San Martino con il vino! 🙂

  6. 13/11/2010 at 23:22

    PS: Se dal Mediterraneo ci spostiamo al Nord invece… ho sentito che in Germania questa festa segna l’inizio delle Feste di Natale, ed è tradizione che i bimbi portino, cantando, delle lanterne di carta appese a dei rami, che poi verranno accese ogni giorno fino al Natale. Questo in memoria di un’altra leggenda su San Martino: non volendo diventare vescovo perché troppo umile fuggì dal convento e si rifugiò in un’aia piena di oche. Alcune persone lo cercavano con delle lanterne e le oche, facendo chiasso, indicarono dove si nascondevano. Così, è tradizione l’11 novembre mangiare l’oca…
    E poi, anche a Venezia c’è una tradizione che riguarda i bambini, lo sapevi? I bimbi veneziani battono oggetti rumorosi come pentole e coperchi chiedendo soldini ai negozianti e ai passanti, e cantando una filastrocca… compreranno poi un dolcetto a forma di San Martino! Una specie di Halloween veneto! 🙂

  7. laradamoli
    13/11/2010 at 23:47

    E restando in tema di tradizioni legate alla festa di San Martino, domani a Negrar si festeggia il Santo. Come ogni anno, da ormai secoli, si celebra la festa del Ringraziamento: i contadini portano in piazza i frutti della terra e dei raccolti fatti durante l’anno agricolo e portano all’altare il Pane e il Vino simboli di sostentamento, per ringraziare Dio della stagione appena terminata.
    Inoltre, come ogni domenica in cui si festeggia San Martino e si celebra la festa del Ringraziamento, nella piazza antistante la chiesa di Negrar, si radunano i trattori dei contadini del paese, i quali vengono benedetti in segno di protezione per la stagione che verrà.

    E’ bello vedere come ancora oggi una società intrisa di superficialità e fretta custodisca ancora tradizioni antiche e di straordinaria suggestione.

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