“Eco qua, mondo pitòco, la gran càbala del gnoco”!

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Pubblicato il 04/03/2011



Oggi 4 marzo 2011 a Verona si tiene la tradizionale sfilata dei carri di Carnevale. A farne da padrone, come ogni anno, sarà il Papà del Gnoco. Ma come è nata questa maschera? Che origini storiche ha il bacanàl del gnoco?


La storia ci racconta che tra il 1520 e il 1531 Verona era martoriata da disatrose inondazioni dell’Adige e dalle scorrerie dei Lanzichenecchi. Si moriva di fame e il 18 giugno 1531 la popolazione, disperata ed affamata, decise di assaltare i forni per accaparrarsi farina, pane e grano. Si evitò la rivolta grazie alla nomina di alcuni cittadini incaricati di distribuire a loro spese viveri ai più pitòchi, poveri, della contrada di San Zeno.
La tradizione popolare racconta che a distribuire viveri ci fosse anche il Da Vico, il quale, proprio nell’ultimo venerdì di Carnevale, distribuì di sua iniziativa “pan, vin, botiér, farina e formajo” ai Sanzenati più poveri.


Fu così che prese vita nei secoli successivi il Bacanàl del gnoco e la maschera veronese Papà del gnoco.
Per tutta la dominazione veneziana, fino al 1791, la Festa del gnoco fu a spese del pubblico erario e nemmeno le conseguenze della rivoluzione francese riuscirono a cancellare la tradizione carnevalesca veronese.


I conflitti mondiali rallentarono e bloccarono lo svolgimento annuo della manifestazione, ma dal 1949 si registra la svolta. Riprende il carnevale e la carica vitalizia ed ereditaria del Papà del Gnoco si trasforma in carica elettiva, dapprima sotto la responsabilità dei capifamiglia residenti o nati nel quartiere di San Zeno, oggi, invece, il potere elettorale del papà del gnoco è nelle mani di tutti i veronesi che vogliono partecipare al voto, i quali ricevono in cambio del voto un piatto di gnocchi al pomodoro. La scelta è tra due candidati che si sfidano a suon di “promesse” elettorali, gnocchi fumanti, vin brulè e altre prelibatezze.


Il vendri gnocolàr è nella tradizione più antica dei veronesi: ogni anno, infatti, il venerdì grasso si festeggia con un piatto fumante di gnocchi di patate!


Anche il poeta veronese Berto Barbarani ha elogiato il Bacanàl descrivendo in versi la preparazione degli gnocchi. Vi lascio alla lettura della poesia!



LA CABALA DEL GNOCO (Berto Barbarani)


Eco qua, mondo pitoco,
la gran cabala del gnoco!


Drita in mèso a la cusina,
co la càpola de gala,
me comare moscardina,
la se giusta la grembiala,


che bisogna celebrar
el gran Vendri gnocolar…!


Come capita el bon estro,
la marida a poco a poco,
la farina a la patata
e da forte inamorata,
la manipola el paston…


Che el marcia in bigoli,
longhi e sutili
ben cenerini,
come che va…


E ogni tanto ‘na bela infarinà…!


Fin, che via i rùgola,
tochi e tocheti,
oh che gnocheti,
che nassarà…!
E ogni tanto ‘na bela infarinà…


E ti lavora,
gratacasola,
daghe el miracolo
de la parola;
faghe i so brufoli
a fior de pansa,
che in esultansa
i ridarà…


E ogni tanto ‘na bela infarinà…!


Desteso in rango
Su la tovaia,
sto fido popolo,
che mai no sbaia,


che a mesogiorno
sfida el canon;


sereno intrepido
chieto onfà l’oio,
che speta el boio
del caldieron..!


E ti lavora
gratacasola,
daghe el miracolo
de la parola…
grata el formaio,


sensa creansa,
che el se ghe intrufola,
dentro la pansa….


E ti destrìghete
butier balosso:
spiuma,desfrìsete,
sàlteghe adosso….
pronti, el rsponde
rosso brusà:
Zzzz…zzzz- che el sìsola …


Gnochi, son qua!







Note sull'autore


  1. 04/03/2011 at 18:05

    A Roma c’era una lontanissima e complessa tradizione del Carnevale… Ma, come molte tradizioni, e come gran parte della lingua, con la fine dello Stato della Chiesa e ll’unità d’Italia, ahimè, sono andate tutte più o meno perdute. L’anno scorso hanno fatto una bellissima mostra in proposito, ma non sono riuscita a visitarla: cercherò di procurarmi il catalogo! 🙂

    http://www.museodiroma.it/mostre_ed_eventi/mostre/carnevale_romano

    Buon Carnevale… mi raccomando, lasciatemi un po’ di gnocchi! :))

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